IBM e Ubuntu sfidano lo strapotere di Microsoft
Il settore dei sistemi operativi è dominato ormai da tempo da due rivali, Microsoft e OS X.
Anni fa IBM aveva cercato di insidiare il mercato con un proprio sistema operativo, chiamato OS/2, che non ebbe il successo sperato.
Oggi a distanza di molti anni IBM ci riprova, questa volta però si appoggerà ad un sistema libero, infatti questa nuova soluzione chiamata Virtual Linux Desktop si appoggera ad Ubuntu Linux, una soluzione rivolta alle aziende e prevede un server centrale e una serie di postazioni di lavoro estremamente leggere ed economiche.
Su questi terminali che saranno privi di disco fisso e che avranno una dotazione hardware molto modesta, IBM spera di attrarre le aziende offrendo un insieme di funzionalità simili a quelle di Microsoft, i prezzi dovrebbero variare tra i 59 dollari e 289 per postazione in base alla configurazione, IBM stima un risparmio di circa 700 dollari a postazione grazie all’Open Source.
Una bella iniziativa che speriamo abbia un buona risposta da parte del mercato.
Tags: Ibm, prezzi sistemi operativi alternativi, sistemi operativi open source, ubuntu, virtual linus desktop
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A Zurigo, i ricercatori IBM in collaborazione con il Fraunhofer Institute di Berlino hanno realizzato un prototipo che integra il sistema di raffreddamento in un chip a 3D attraverso un sistema di tubazione ad acqua che collega direttamente i vari strati dello stack. Questi cosidetti 3-D chip stacks—in cui i chip e i dispositivi di memoria, che solitamente sono posti uno accanto all’altro su un wafer di silicio, sono impilati uno sull’altro – forniscono uno degli approcci più promettenti per aumentare le prestazioni dei chip oltre ogni aspettativa. Questo annuncio rafforza ulteriormente il primato di IBM nella tecnologia del chip-stacking in ambito produttivo, che ha permesso di ridurre drasticamente la distanza che le informazioni devono percorrere su un chip a solo 1/1000esimo rispetto ai chip a 2D. Inoltre permette di aggiungere un numero 100 volte maggiore di connessioni fra i componenti, per agevolare la circolazione di dette informazioni.
IBM ha annunciato oggi un risultato rivoluzionario nella ricerca sulla tecnologia fotovoltaica per i “parchi solari”, in grado di ridurre significativamente il costo dello sfruttamento dell’energia solare per produrre elettricità. Imitando i giochi dei bambini che utilizzano una lente d’ingrandimento per bruciare una foglia o la tecnica che talvolta usano i campeggiatori per accendere il fuoco, gli scienziati IBM hanno usato una grande lente per concentrare l’energia solare, catturando circa 230 watt, il valore più alto raggiunto in uno spazio così piccolo: una cella solare di un centimetro quadrato. Tale energia viene poi convertita in 70 watt di energia elettrica utilizzabile, circa cinque volte l’energia catturata dalle celle tipicamente impiegate nei parchi solari, che si affidano a concentratori fotovoltaici, o CPV. È la maggiore quantità di energia disponibile da una cella così piccola.
IBM ha presentato oggi una nuova linea di server progettati per soddisfare le necessità delle società che utilizzano un computing di tipo Web 2.0 per gestire data center di grandi dimensioni. Le società che gestiscono data center di grandi dimensioni e in rapida crescita si trovano a dover sostenere costi energetici da 10 a 30 volte maggiori per ciascun metro quadrato rispetto a un normale palazzo per uffici. L’energia utilizzata alimenta sia centinaia di migliaia di server sia il sistema di condizionamento necessario per il raffreddamento degli stessi. La crescita esponenziale dei data center è destinata a proseguire, in quanto lo streaming di video, i giochi online e le reti dei “social network” intasano il traffico Internet, obbligando così le imprese a creare sistemi informatici sempre più estesi, attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, che finiscono per divorare le risorse energetiche.
Una memoria di computer che associa le prestazioni e l’affidabilità elevate della memoria flash ai costi contenuti e all’alta capacità dell’hard disk potrebbe essere più vicina di quanto si pensi, grazie a un team di scienziati IBM. In due documenti pubblicati oggi sulla rivista Science, Stuart Parkin, IBM Fellow, e i suoi colleghi dell’IBM Almaden Research Center di San Jose descrivono sia gli elementi fondamentali di una tecnologia soprannominata “racetrack” che un risultato fondamentale di questa tecnologia. Questo traguardo potrebbe portare alla creazione di dispositivi elettronici in grado di memorizzare, nella stessa quantità di spazio, molti più dati di quanto sia possibile oggi, con tempi di boot fulminei, costi notevolmente ridotti e stabilità e durabilità senza precedenti.


Expert System, leader nello sviluppo di software semantici per la comprensione e l’analisi delle informazioni, annuncia di aver potenziato la piattaforma Cogito rendendola ancor più facilmente integrabile con le principali applicazioni enterprise.
AMD ha reso noto oggi che IBM, insieme ai suoi partner, Chartered Semiconductor Manufacturing Ltd., Freescale, Infineon e Samsung oltre alla stessa AMD, ha annunciato un approccio innovativo per velocizzare l’implementazione di un materiale rivoluzionario denominato “high-k/metal gate” nei chip da 32 nanometri (32nm) di prossima generazione.
La cancellazione del marchio IBM sarà anticipata di due anni. L’annuncio è stato dato dal numero 1 di Lenovo, William Amelio. Il brand IBM, acquisito tre anni fa da Lenovo, ha rappresentato l’icona della grande ascesa dell’informatica negli anni ‘80 e l’entrata dei pc nelle case di tutto il mondo.
Oggi la IBM ha ricevuto dalla National Pollution Prevention Roundtable (NPPR) il premio “2007 Most Valuable Pollution Prevention Award” per un innovativo processo di recupero dei semiconduttori, avviato per la prima volta nel proprio impianto di Burlington, Vermont.Il nuovo processo si avvale di una tecnica di rimozione dei microcircuiti che permette di convertire i wafer di semiconduttori di scarto in una forma utilizzabile per produrre i componenti dei pannelli solari a base di silicio. IBM metterà a disposizione degli operatori del settore i dettagli di questo nuovo processo che riduce gli scarti di produzione e fornisce una fonte di nuove scorte di materie prime. Attualmente il processo è impiegato sia negli stabilimenti di produzione dei semiconduttori IBM di Burlington, Vermont, che in quelli di East Fishkill, New York.




















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